CENTRO DI DOCUMENTAZIONE SULLA POESIA DEL SUD

 

 

Il gruppo degli Xoana

Scosse di terra e di poesia

Non sono magnifici. Ma sono sette. Come le note. Capaci di tanta estensione vocale e di un'entusiastica performance recitativa. Hanno dalla loro parte l'impeto giovanile di coniugare, con pari con­sapevolezza, passione e competenza teatrale. Quel mix di musica reci­tazione e canto, che li ha portati a confrontarsi con la poesia. Non quella d'autore che assicura comunque una sua - scontata - fruibilità, ma quella di tante "voci", molte comuni, approdate a diverso titolo nel mondo della letteratura "minore". Voci che non rincorrono la "gloria della lingua'' ma che sono testi­monianze di impegno e responsabilità civile. Quell'ansia che da tempo ci ossessiona dietro la. ricerca e la difesa del sociale. Della testimonianza - ad ogni costo - senza compromessi. Roba da adulti che credono nella forza dell'idealità e di giovani che, per la loro età biologica, rappresentano l'utopia della vita.
Queste spinte, in un mondo omologato e controcorrente, hanno tro­vato l'adesione di un giovane gruppo gli Xoana, propaggine di altra esperienza proveniente dal Centro Produzioni Musicali, made in Nusco, capace di confezionare un recital. Una realtà distintiva fra tante proposte di importazione che hanno caratterizzato la kermesse irpina dell'estate 2006. Un'Irpinia a più velocità, che continua a bru­ciare energie e risorse in un paio di mesi. Come le sue stoppie.
Ma veniamo agli Xoana, una formazione che si muove fra musica e teatro e che a quest'ultimo ha affidato una piece, nuova nella sua idea­zione e proposta e che potrebbe presto diventare un genere.
Il terremoto del novembre '80, oltre la cronaca e i luoghi comuni, resta la "bibbia" dell'Irpinia degli ultimi cinque lustri e passa. Un arco temporale che ha prodotto una generazione che, pur non avendo vissuto l'esperienza martoriata di quell'anticipo di Apocalisse, è parte e proiezione di un processo che ha assommato discorsi .ed esperienze. Diversi per voce, eco e vigore. Talora anche per verità. Un mondo cristallizzato, all'improvviso messo a nudo in tutte le sue precarietà esi­stenziali; poi sostenuto nell'abbraccio fraterno dalla solidarietà di ogni dove; quindi segnato da investimenti, sprechi, ruberie, e da un'infinità di polemiche, che sono fionde di parole e pietre, in ogni direzione.
Quel futuro "nuovo" di restituire il mai dato e di rendere ragione ad ataviche ingiustizie è diventato un presente vecchio. Un insieme di abiti nuovi su corpi deformati. Ancora se ne parla, talvolta con distac­co talaltra anche con l'animosità di un tempo, perché non ci può esse­re rimozione, laddove la natura, il fatalismo ma anche le responsabi­lità dell'uomo, buono per qualche impulso di filantropia ma spesso pronto ad ogni sfruttamento, sono stati capaci di produrre guasti così molteplici ed intensi, che ci ritroviamo ancora ferite da curare e rimarginare.
La poesia, per il suo estraneamento e la sua immediatezza, è la vedetta e il metronomo della società. Accorta e partecipe a un mondo fermo o in subbuglio, ne intercetta le sensazioni, le interiorizza e, poi, le rivela. Sa raccogliere fremiti e fermenti. Sa cantare e denunciare. Sa amare ed odiare. Ma sa anche perdonare.
Ecco le ragioni per cui la poesia piace ai ragazzi. Oltre le analisi cri­tiche e specialistiche. Quel linguaggio di vita e morte, che fa della spe­ranza e dell'illusione, momenti di partenza e di arrivi, non poteva rimanere inchiostro sulla carta. Per gli Xoana aveva bisogno di mate­rializzarsi, reincarnarsi e ridiventare sangue. Quel loro fondale, ricco di immagini ed insistente sul "rosso", era la liquefazione dei grumi, di un silenzio e di un'indifferenza, che doveva recuperare la forza della memoria e riproporla per intero. Senza reconditi riflussi.
Forse le ricorrenze, nelle manifestazioni ufficiali, spesso diventate casse di risonanza e di propaganda - quante passerelle abbiamo regi­strato! - avrebbero meritato questa sorta di "memento". Gli Xoana, su un filo teso della commozione, mai appesantita o esasperata, hanno ripercorso, attraverso la varietà di lettura dell'antologia "Quando il terremoto è nell'anima" a cura di Paolo Saggese (Sellino editore) e lo scorrere di filmati giornali e foto d'epoca, un racconto di vita, a più voci, prossimo a transitare nella storia.
Non sappiamo se gli Xoana diverranno famosi. Oggi però sono pre­senti e partecipi di una testimonianza, che non è profezia ma adesione al reale e alle sue diverse componenti. Una cosa è ancora più certa che dal loro etimo non sono "statue" decorative - luogo comune di una società che vede i giovani felicemente irresponsabili - ma "erme" di pensiero e che Luigi Capone, Marco Delli Gatti, Angelo Grosso, Dario Marinelli, Angela Prudente, Francesco Prudente, Tiziana Rullo sono identità e gruppo, che si meritano di portare in tour il loro lavoro. Che è molto di più di un semplice spettacolo. Anzi dovrebbero essere gli Enti preposti sul territorio a richiederlo. Per una svolta che, nel nome della poesia, dopo abbuffate di sagre canti e balli, parli di noi e dell'Irpinia. Per non dimenticare, come siamo soliti recitare nelle ricorrenze.
Quel subbuglio "anima e corpo" degli Xoana è anche nostro. Vivo e presente.

Giuseppe Iuliano (Altirpinia 15 settembre 2006 n. 16)

 

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