CENTRO DI DOCUMENTAZIONE SULLA POESIA DEL SUD

 


PROGRAMMA

Saluti:
avv. Giuseppe Del Giudice
Sindaco di Nusco
Maria Grazia Valentino
Assessore alla Cultura del Comune di Nusco
avv. Giuseppe De Mita
Consigliere Provinciale
Gaetano Sicuranza
Presidente Comunità Montana "Alta Irpinia"

Modera:
prof. Paolo Saggese
Centro di documentazione sulla poesia del Sud

introduce:
Giuseppe Iuliano
Centro di documentazione sulla poesia del Sud


intervengono:
Giandonato Giordano
Scrittore
Aldo De Francesco
Giornalista

 

 

Letture dei poeti:
Arciuolo, Antoniello, Arminio, Barbieri, Benevento, Calabrese Gaetano (Lioni), Calabrese Gaetano (Nusco), Caputo, Cipriano, Costanzi, Cristofano, D'Alessio, D'Errico, De Biase, Dente, Di Gregorio, M. Rosaria Di Rienzo, Giuseppina Di Rienzo, Faia, Gaita, Grosso,, Iandolo, Iuliano, Limone, Lisena, Liuccio, Luongo Bartolini, Maffeo, Mainolfi, Luisa e Pasquale Martiniello, Molinaro, Pelosi, Pepe, Piscopo, Prebenna, Ranucci, Rega, Riccio, Saggese, Raffaele e Salvatore Salvatore, Saveriano, Verderosa, Vetromile

a cura di
Martina e Paolo Matteis
Angela
e Lucia Prudente
 


IL TRADIMENTO ALLA SPERANZA

Fu tomba di memoria nella sera
a registrare nuova Apocalisse
nel ruzzolo d’inferno delle pietre.
Si sfarinò la polvere a tempesta
ad impastare lacrime e saliva
nel grido di dolore senza voce.
Lo scheletro sbilenco della chiesa
vegliò Madonna a manto lacerato
corona infranta a profanare il viso
lordato nel sorriso della malta.
E l’orsacchiotto a tenero velluto
di peluche già caldo di carezze
reclamò vita a gemiti di culla.
Zig-zag di sfregi nelle vie
levigate dal passo di fatica.

Nel freddo di cemento delle case
è tumulata la memoria antica.
E gli alberi a radici di macerie
gonfiano cori a nenie di epicedi
sulle ali del vento all’imbrunire.
Nei capannoni vuoti d’operai
è beffa amara a vanto di vergogna
la litania a salmi di interventi
di politici retori di inganni.
Al gelo della sera che s’annotta
è morte viva alle periferie
quartieri di metropoli ai paesi
che furono presepi alle colline.
E sa di tradimento alla speranza
l’anniversario a scialo di convegni.

Giuseppe Liuccio
 

TERRAE MOTUS

storia e storie

Quieta sera di novembre
di nessun autunno qui da noi
malo segno per vecchi savi
che leggono stranezze del tempo
con occhi di veggenza.
Che pace rubata al sogno
questo giorno di tanto sole
che ti sbraca torpido e ti ubriaca
carne e sudore!
Almeno un premio
– giusto atteso premio -
a questa terra di venti scrosci e geli
che bruciano ossa e midollo
e annate di raccolti.
Dolce sera non duri.
Sbotti in fragore e schianti
poi sprofondi.
Funesta vertigine
rovesci la terra
e pazza incosciente uccidi.
Silenzio di un minuto senza scampo
che pare eterno
che diventa eterno
che geme e urla ad altro silenzio.
Ballo tarantolato senza musica.
Ballo di terra e canto di dolore.
Monti d’Irpinia
monte Calvario a più croci.

Icone di famiglia.
Mio padre talpa di gallerie
per acqua di Puglia
è maschera di polvere
con smorfie rigate a sangue.
Mia madre straniera di Svizzera
detta spiega con parlata oscura
decaloghi alla figlia puerpera.
Nel bar di Vitale misuro
col fiato fraterno sospeso sponde
al biliardo e la diversità di anni e d’affanni.
Casa vecchia t’apri e scompari.

Icone d’Irpinia.
Orrore di abisso qui nero pece
altrove color cenere,
a lenta processione di morti.
Oltre il buio la luna brillante
torcia itterica giallastra
non riesce a illuminare la notte
delle terre sommerse.
Sant’Angelo Lioni Torella
così prossime alla vista
sembrate greggi allo stallo
per niente agnelli sacrificali.
Il giorno s’accende crudo. Tutto vero.
Comincia un’altra stagione
già vecchia, con morsi
di fame e grida di giustizia
con strappi da cucire con ciotole
di mani e fili di attesa.

Cratere, inferno di terra
ancora ci ingoi con lenta agonia
e scuci rattoppi di memoria
al transito degli anni. Venticinque.

Giuseppe Iuliano
 

L'OFFESA

Forse abbiamo offeso la terra,
l'abbiamo calpestata senza rispetto;
forse abbiamo disprezzato le radici dei padri
o abbiamo profanato il silenzio delle tombe.

Forse la terra si è ribellata
alle nostre bestemmie
e ha abortito con un grido
il suo estro di vergine violata.

Alfonso Attilio Faia

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